Jacques Lacan, Portrait

Internazionale dei Forums
Scuola di psicoanalisi dei Forums del Campo lacaniano

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« Il desiderio di psicoanalisi »

V° Incontro Internationale di Scuola
14 luglio 2016
Medellín, Colombia

Si avvicina l’IX Rendez-vous dell’Internazionale dei Forums del Campo Lacaniano. I lavori di questo Rendez-vous che ha per tema « Legami e slegature secondo la clinica psicoanalitica», saranno preceduti dal V Incontro Internazionale della Scuola di Psicoanalisi dei Forums del Campo Lacaniano.

Quest’ultimo, organizzato dal CAOE, si terrà il 14 luglio 2016. Collège d’animation et d’orientation de l’école (CAOE) : LOMBARDI Gabriel, MAIOCCHI Maria Teresa, DE LA OLIVA Maria Luisa, SOLER Colette.

Il CAOE, in stressa collaborazione con il CIG e con gli altri dispositivi di Scuola si eta dedicando fin d’ora all’organizzazione dei lavori sul tema.

« Il desiderio di psicoanalisi, da dove viene? »

Colette Soler, Buenos Ayres, 21 aprile 2015

Mio scopo, con questo titolo, è riflettere sul posto della passe nella Scuola e sugli effetti di questo posto. Passe e Scuola in effetti sono solidali, ma distinte.

Della passe Lacan ha indicato la finalità, da lui la riprendiamo: vi è interrogato il desiderio dell’analista ed essa, secondo i termini stessi di Lacan, ha di mira la garanzia dell’analista. Essa chiama dunque in causa colleghi che necessariamente hanno una lunga esperienza dell’analisi, passanti o passeurs che siano.

Altra cosa è la Scuola; essa è per tutti quanti i suoi membri, è anche per quelli che non praticano, se ve ne fossero, e per quelli che lavorano in istituzione e così pure per gli analizzanti che alla psicoanalisi ci stanno arrivando appena senza ancora avere idea di dove essa li potrà condurre. La Scuola li riguarda tutti quanti, poichè quel che il lavoro di Scuola deve mettere in cantiere è la psicoanalisi come tale, in tutti i suoi aspetti, al fine di causare… il desiderio di psicoanalisi. La passe potrà certamente avere delle ricadute che sono per tutti, a condizione che il discorso che teniamo a partire dal dispositivo non sia esclusivamente focalizzato sul dispositivo, su quel che vi passa o non passa, etc., poichè così facendo ci si dimentica di parlare all’insieme dei membri della Scuola.

L’espressione ‘desiderio di psicoanalisi’ ha fatto sorpresa, e questa sorpresa a sua volta ha sorpreso me. Mi dispongo dunque ad argomentarla. Da dove la sorpresa sia venuta lo capisco, e del resto era anche più di una sorpresa, più che « une bévue, una svista » di lettura, era dovuta al fatto che nel nostro vocabolario il termine pregnante è « desiderio dell’analista », e così – Gabriel Lombardi l’ha appena ricordato- sul titolo c’è stata méprise, mispresa. Si è letto male, si è ripetutamente letto «desiderio dell’analista» !

Il desiderio di psicoanalisi tuttavia non è poi tanto misterioso, il desiderio di psicoanalisi non designa altro che il transfert per la psicoanalisi, cioè fondamentalmente, e lasciando da parte gli affetti, una relazione al soggetto supposto sapere della psicoanalisi. Dacchè essa esiste, questo transfert precede, in modo molto generale, il fatto stesso di rivolgersi a un analista. E’ vero che non è sempre così. A volte si incontrano anche dei soggetti per i quali questo caso non vale, specialmente nelle istituzioni, ma non è certo la cosa più frequente.

D’altra parte, gli psicoanalisti d’oggi non si lamentano proprio della mancanza di un transfert preliminare, nel deplorare che la supposizione di sapere si stia spostando sulla neurobiologia e specialmente su certe ricadute ideologiche. Di che mai si parla infatti quando si sostiene, per esempio, che la cultura anglosassone è resistente all’analisi, se non esattamente che di transfert per la psicoanalisi ce n’è di meno che nei paesi di lingua romanza?

L’espressione desiderio dell’analista, è peraltro essa stessa equivoca : nel senso soggettivo del ‘di’, del genitivo, si tratta del desiderio che anima uno psicoanalista, il desiderio che spinge qualcuno ad assumere la funzione di analista : mentre nel senso oggettivo è il desiderio che d’analista ce ne sia, il che è dal lato analizzante, e lo si percepisce nella forma di quell’attesa particolare che è la ‘domanda di interpretazione’.

Sottolineo ancora che quando Lacan, se è a lui che vogliamo riferirci, introduce per la prima volta l’espressione ‘desiderio dell’analista’, non lo dà per soggettivo, non designa colui che dà anima all’analista, quanto piuttosto -prima occorrenza- una necessità strutturale della relazione di transfert, la necessità di causare il desiderio dell’analizzante come ‘desiderio dell’Altro’, che la domanda d’amore ricopre.

C’è dunque una questione: questo ‘desiderio di psicoanalisi’, da dove viene?

Diamo uno sguardo alla storia. Ad averlo generato è Freud, e volentieri direi che lo ha generato ex nihilo. Si possono senz’altro sviluppare le condizioni storiche, culturali quanto soggettive, dell’apparire di Freud, aprendo così il capitolo di quel che Lacan su tali condizioni ha formulato. Ma quali che esse siano, la causa del transfert per la psicoanalisi è il dire di Freud. E’ l’avvenimento Freud che ha fatto esistere un desiderio di psicoanalisi. Dire avvenimento significa designare un’emergenza e una contingenza.

Lacan è riuscito a rilanciare, è sicuro, un transfert nuovo per la psicoanalisi, che con grande evidenza si traduce, in una presenza nuova o rinnovata della psicoanalisi nel momento in cui il suo insegnamento va in giro per il mondo. Per Lacan non si trattava tuttavia di un ex nihilo. E lo ha fatto fin dall’inizio facendo tenere i punti fermi della pratica freudiana al di là della cosiddetta « resistenza » del paziente e dell’impasse finale del rifiuto della castrazione.

Bastano questi due esempi per poter affermare che il desiderio della psicoanalisi dipende in gran parte dagli psicoanalisti.

D’altronde l’amore di transfert secondo Lacan non è cosa nuova, se non perchè esso si dà « un partner che ha chance di rispondere »[1]. Se questo partner fa difetto, è la fine del transfert, che a quel punto si sposta altrove. Freud si è fatto avanti come un partner che rispondeva, e Lacan -la cosa mi ha sempre colpito- si è annunciato come chi avrebbe di nuovo risposto proprio dove Freud aveva dato forfait, e con lui i post-freudiani, e lo ha annunciato prima ancora d’averlo fatto. Così facendo, in quelli che lo ascoltavano ha fatto nascere l’attesa della sua risposta, e così nel ’73 dirà : « Rimetto in gioco la buona ora, la buona ventura, le bon heur, tranne che questa volta è da me che la chance viene e tocca a me doverla fornire. »[2]

Questione, dunque : in che modo gli analisti di oggi possono continuare ad «aver chance di rispondere» ?

  • [1] J. Lacan, Introduzione all’edizione tedesca di un primo volume degli Scritti (1973), in Altri scritti, Torino, Einaudi, p. 550.
  • [2] Ivi

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